Scommetto che premo Ctrl+S ogni 4 secondi. Cos'è successo alla mia fiducia nei computer?
Ogni editor moderno salva da solo da vent'anni. Le mie dita non lo sanno. Piccola indagine su un riflesso che non serve più a niente e che non ho intenzione di smettere.
Non ho mai installato un contatore di scorciatoie da tastiera, e forse è meglio così. Ma se lo facessi, scommetto che verrebbe fuori una cifra imbarazzante: qualcosa come mille pressioni di Ctrl+S in una giornata di lavoro. Non alla fine di una funzione. Non prima di chiudere un file. Più o meno ogni quattro secondi, indipendentemente da cosa stia facendo.
L'autosave esiste da vent'anni. Le mie dita no.
Il mio editor salva da solo. Il browser salva da solo. Il documento su cui sto scrivendo questo articolo si sincronizza ogni pochi secondi su server che non vedrò mai. Non esiste, oggi, uno scenario realistico in cui premere Ctrl+S mi salvi da qualcosa. Il tasto è, tecnicamente parlando, un no-op: un'istruzione che non produce alcun effetto osservabile sul sistema. E io, a occhio, la eseguo centinaia di volte al giorno.
Non è un tic. È una cicatrice.
Se dovessi indovinarne l'origine, punterei su una scena che conosce chiunque sia cresciuto con un PC: una tesina, tre ore di lavoro, un crash, nessun recupero automatico. Quel giorno il mio sistema nervoso ha imparato una lezione e non l'ha più disimparata, nemmeno quando il mondo intorno è cambiato completamente. È esattamente il meccanismo con cui funziona un trauma: una regola scritta in fretta durante un momento brutto, che continua a girare in produzione vent'anni dopo perché nessuno ha mai fatto il deploy della patch.
La domanda scomoda
Il punto non è Ctrl+S. Il punto è quante altre di queste regole ho ancora attive senza saperlo. Quante volte al giorno faccio qualcosa che aveva senso in un contesto che non esiste più: rileggere tre volte un messaggio prima di mandarlo, ricontrollare una configurazione che non tocco da mesi, aprire il repository la domenica sera per vedere se è tutto a posto. Nessuna di queste cose serve. Tutte hanno avuto una ragione, una volta.
Mentre scrivevo questo articolo l'ho salvato più volte di quante voglia ammettere. Non ho intenzione di smettere: a questo punto è meno una precauzione e più un saluto a quel me stesso di allora, che non aveva ancora capito che il computer, ogni tanto, ti tradisce.